Isabel Allende – Processo di scrittura e realismo magico

Isabel Allende nasce in Perù nel 1942. Quando ha solo tre anni, la madre Francisca Llona Barros e il padre, il diplomatico cileno Tomás Allende, divorziano. Così, la madre e i tre figli fanno ritorno in Cile e vanno a vivere in casa dei nonni a Santiago (la famosa ‘casa dell’angolo’ ne La casa degli Spiriti). Qui possono contare sull’appoggio del cugino del padre, Salvador Allende, futuro presidente del Cile, che verrà assassinato nel golpe del 1973. Già durante la sua infanzia inizia ad appassionarsi alla lettura e ad amare le storie, grazie ai racconti del nonno e a quelli della nonna, questi ultimi intrisi di quello spiritismo che diverrà un tratto saliente della Allende scrittrice.

Nel 1962, all’età di 19 anni, sposa Miguel Frias, con cui avrà due figli, Nicholás e Paula. Si avvicina poi al mondo del giornalismo, scrive per delle riviste e partecipa anche a programmi televisivi, divenendo un volto conosciuto nel Cile degli anni ’60.

L’11 settembre 1973 segna l’inizio di un periodo molto difficile per Isabel Allende: è la data del golpe militare a opera del generale Pinochet, che provocò la caduta del governo della riforma socialista del Cile. In un primo momento, Isabel si impegna politicamente ed è coinvolta in gruppi che offrono aiuto ai perseguitati dal regime, trovando loro asilo politico e luoghi dove nascondersi. Dopo aver ricevuto delle minacce si rende però conto di essere in pericolo e decide di fuggire dal paese nel 1975. Parte da sola ma un mese dopo viene raggiunta anche dal marito e dai due figli. Si stabiliscono in Venezuela, dove rimarranno per più di 10 anni. Qui, nel 1981, Isabel Allende riceve una chiamata che la informa delle condizioni di salute critiche in cui si trova il nonno. Inizia a scrivere una lettera spirituale pur sapendo che lui non potrà mai leggerla e continua ogni notte per circa un anno. A quel punto, ciò che si trova dinanzi ha assunto le sembianze di un manoscritto di circa 500 pagine. Così nasce il suo primo grande capolavoro: La casa degli spiriti (1982).

La casa degli spiriti diventa ben presto un successo e viene tradotto in varie lingue, consentendo alla scrittrice di essere conosciuta in molte parti del mondo. I consensi continuano con i romanzi D’amore e ombra (1984) ed Eva Luna (1987).

All’età di 45 anni Isabel Allende divorzia dal marito per poi risposarsi con William Gordon, conosciuto durante un viaggio negli Stati Uniti. Da questa storia prende vita un nuovo romanzo, pubblicato nel 1991, Il piano infinito. Sempre nel 1991, all’improvviso, la figlia Paula si ammala di una malattia rara e molto grave, la porfiria, che la porta al coma irreversibile. La madre rimane al suo fianco e inizia ad annotare tutti i ricordi della loro vita insieme. L’anno successivo, all’età di 29 anni, la figlia muore e nel 1995 la Allende pubblica gli scritti nel libro Paula, una toccante autobiografia.

Negli ultimi anni Isabel Allende ha scritto una trilogia per ragazzi, dedicandola ai nipoti. Si tratta dei tre romanzi La città delle bestie (2002), Il regno del drago d’oro (2003) e La foresta dei pigmei (2004). Nel 2013 viene pubblicato il suo primo giallo, Il gioco di Ripper mentre nel 2015 torna a scrivere un romanzo d’amore, L’amante giapponese.

Si separa dal marito William Gordon nel 2016.

Risalgono, infine, al 2017 e al 2019 i suoi due ultimi lavori, Oltre l’inverno e Lungo petalo di mare.

PROCESSO DI SCRITTURA

Isabel Allende svela il processo che sta dietro alla nascita di ogni suo libro, dalla progettazione alla fase di scrittura. Innanzitutto è importantissima la data: comincia a scrivere sempre l’8 gennaio, giorno in cui ha iniziato il suo fortunato capolavoro, La casa degli spiriti. In un’intervista Isabel paragona il momento in cui deve scegliere il tema di cui tratterà il libro all’avere dei semi nella pancia. Semi che iniziano a tormentarla perché lei scriva di loro. Dunque non conosce l’argomento finché non inizia a mettere nero su bianco i suoi pensieri e non sa nemmeno il motivo per cui sceglie di scrivere una storia piuttosto che un’altra. Lo capirà appieno soltanto alla fine, quando il libro sarà concluso. Tutto ciò di cui dispone è un’idea generica. Ha in mente il periodo storico e il luogo dove i fatti verranno ambientati, che ricostruisce mediante accurate ricerche. Quindi, in questa fase, la Allende non ha ancora idea di chi saranno i personaggi della sua storia ma ha il teatro in cui si muoveranno. È come se si trovasse in una stanza buia con una candela per illuminarne gli angoli: inizialmente i personaggi sono solo ombre che, man mano, dopo il processo di scrittura al computer, iniziano ad assumere una propria identità. Spesso, nella creazione dei suoi personaggi, l’autrice si ispira a persone reali; ad esempio, se deve scrivere di un prete prende spunto da un uomo di chiesa che conosce nella vita vera oppure va a cercarne uno da osservare, per carpirne le movenze, il modo di parlare e quanto può essere utile a una ricostruzione credibile. In questo modo l’autrice dà vita a dei personaggi immaginari che si muovono all’interno di un mondo ricostruito storicamente nei minimi dettagli. Questo renderà al lettore credibile anche l’incredibile.

Inoltre, ciò che cerca per le sue storie è la prospettiva dei deboli e degli oppressi, la povera gente, gli schiavi, quelli che hanno vissuto gli eventi sulla propria pelle. Ricerca, se possibile, i documenti personali che mostrano “l’altra storia”, non quella ufficiale che è stata scritta dai vincitori. “Sono sempre attratta da persone che stanno al di fuori del grande ombrello delle istituzioni: immigrati, rifugiati, persone che hanno fatto scelte di gender diverse, persone che appartengono ad altre razze, di altre età. Sono sempre molto interessata a quello che si trova al di fuori, che non è tradizionale. Quindi, in questi personaggi “diversi” è racchiusa una parte di magia. La magia non è normale, non si vede ogni giorno.”

Ed è qui che ci spostiamo al prossimo punto: il realismo magico.

IL REALISMO MAGICO E IL MISTERO NELLA VITA

Col termine “realismo magico” si identifica una corrente artistica, pittorica e letteraria della prima metà del Novecento. In letteratura questo termine è associato alla cultura latinoamericana e il romanzo più rappresentativo è senz’altro Cent’anni di solitudine, pubblicato nel 1967 dallo scrittore colombiano Gabriel García Márquez, considerato il maestro del realismo magico e la cui influenza è percepibile nelle opere della Allende. Appartengono a questo genere quegli scritti in cui la magia e gli elementi di fantasia vengono volutamente intrecciati con fatti storici e politici realmente accaduti. L’assurdo e il paranormale vengono percepiti dai personaggi come se costituissero la normalità e fossero parte naturale della vita, esprimendo una cultura, quella latinoamericana, in cui il paranormale viene accettato e sentito come parte integrante della quotidianità.

Per Isabel Allende si tratta di consapevolezza. È inevitabile che chi trascorre molto tempo da solo, ad esempio le persone che pregano o meditano, finiscano per sentire voci e avere visioni perché il silenzio e la solitudine creano le basi per quella consapevolezza. “Sono cresciuta con la nozione che la vita è misteriosa. Non abbiamo tutte le risposte e c’è molto che non possiamo spiegare. Mia nonna credeva di potersi mettere in contatto con l’Aldilà e organizzava sedute spiritiche settimanali per invocare le anime dei morti. Quando morì pensai che sarei sempre stata in grado di mettermi in contatto con lei attraverso l’immaginazione e l’amore”.

Elementi di realismo magico, sostiene l’autrice, sono presenti nella letteratura di tutto il mondo, non soltanto in America Latina. “È presente nelle saghe scandinave, nella poesia africana, nella letteratura indiana scritta in inglese, nella letteratura americana scritta dalle minoranze etniche. Scrittori come Salman Rushdie, Toni Morrison, Barbara Kingsolver, e Alice Hoffman, usavano tutti questo stile. Per un po’, in Usa e in Europa, un approccio logico e pratico alla letteratura prevalse, ma non è durato molto a lungo. Questo perché la vita è piena di mistero. E l’obiettivo della letteratura è di esplorare questi misteri”. Consentire ai sogni, alle visioni e alle premonizioni di entrare nella propria vita permette di allargare i propri orizzonti e fa sì che la realtà si espanda.

Nella maggior parte del mondo (America Latina, Africa, Asia), è più facile comprendere l’esistenza di dimensioni della realtà su cui non si ha pieno controllo. Queste vengono accettate come parte integrante della vita, a differenza di quanto avviene in America e in buona parte dell’Europa, dove tutto ciò a cui non è possibile dare una spiegazione viene ignorato perché considerato impossibile e irreale.

Ad esempio quelle coincidenze che è capitato a tutti di avere almeno una volta nella vita: la sensazione di essere già stato in un dato luogo, la sensazione di aver già conosciuto una persona che si vede per la prima volta, lo squillare del telefono proprio mentre si sta pensando alla persona che chiama. Isabel sostiene che queste cose vengono ignorate dai più. Invece nella sua cultura assumono un’importanza diversa perché fanno parte della quotidianità e della vita. A questo proposito fa l’esempio di sua madre, venuta a mancare ormai diversi anni fa: “era fantastica, avevamo un rapporto molto unito”. Si scrivevano ogni giorno e ciò è avvenuto per 40 o più anni. Alla fine di ogni anno l’autrice riponeva in una scatola oltre alle lettere della madre anche una copia delle sue. Possiede così 40 anni di lettere suddivise in scatole e ciascuna scatola contiene dalle 600 alle 800 lettere. “E ora che lei non c’è ho pensato – perché non scriverle? – Lei non può scrivere a me ma io posso scrivere a lei. Perché no? Così ho iniziato a scriverle creando una connessione che è perfettamente naturale per me e so che se ne parlo in un romanzo sarebbe o pazzia o realismo magico. È soltanto vita.”

Parla poi delle differenze esistenti tra fantasy e realismo magico. Mentre il primo non è basato su cose reali, per esempio il mantello di Harry Potter che rende invisibili e che non esiste nella realtà, il secondo sì. Ad esempio gli Indiani invisibili in Amazzonia esistono, riescono a risultare invisibili a soli 2 metri di distanza perché pitturano i loro corpi con i colori della natura e si muovono silenziosamente in mezzo a essa. Ecco, questo è realismo magico perché è vero. Il mantello di Harry Potter appartiene al mondo fantasy perché è un oggetto inventato.

FONTI UTILIZZATE

Interviste

Interviste video

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