“Il Cane, il Lupo e Dio” di Folco Terzani

Questo libro mi ha chiamata. Sin da quando ne ho sentito parlare in tv e ho assistito a un’intervista dell’autore, Folco Terzani, ho desiderato che entrasse a far parte della mia libreria. Di certo un ruolo non da poco l’ha giocato il fatto che Folco sia il figlio di uno scrittore che ho amato tanto, il giornalista Tiziano Terzani, di cui ho letto due opere; una di queste mi ha aiutata in un momento di sconforto, lasciandomi dentro un segno profondo e indelebile, fornendomi nuove prospettive e nuovi modi di vedere la vita.

Il Cane, il Lupo e Dio di Folco Terzani è una favola, allegoria della vita stessa, che ha degli animali per protagonisti. Mi ha ricordato per certi versi Il gabbiano Jonathan Livingstone di Richard Bach, dove il personaggio principale, allo stesso modo del Cane della nostra storia, deve superare molti ostacoli e deve imparare a conoscere se stesso e i propri limiti per poter giungere alla piena completezza. Il linguaggio, come si addice a questo genere narrativo, è semplice e scorrevole ma d’impatto. I capitoli sono brevi e concisi, la trama lineare. Ad arricchire la parte scritta vi è una parte figurata degna di nota, con le meravigliose ed evocative illustrazioni di Nicola Magrin, che non accompagnano semplicemente il testo ma ne sono parte integrante.

Il Cane, il Lupo e Dio è un racconto denso di significati, dove il Cane rappresenta ciascuno di noi, le nostre paure, i limiti che ci poniamo nella vita; il Lupo incarna gli ideali di libertà, coraggio e forza; Dio, infine, è sì un’entità superiore, ma non in senso meramente religioso, è un qualcosa che dà senso alla nostra vita e a cui ognuno può attribuire il significato che preferisce.


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Titolo: Il Cane, il Lupo e Dio

Autore: Folco Terzani

Illustratore: Nicola Magrin

Editore: Longanesi (2017)


TRAMA

Un Cane viene abbandonato dal proprio padrone. La vita che ha conosciuto sino a quel momento è finita, non ha più qualcuno che gli dà da mangiare e lo accudisce, si sente smarrito e non sa che via prendere. Dopo lo sconforto iniziale, l’incontro con uno strano cane dagli occhi dorati gli offre un nuovo obiettivo: raggiungere la Montagna della Luna. Agli occhi del Cane quest’ultima appare come un luogo inarrivabile e in certi momenti dubita della sua stessa esistenza. Incontrerà molte difficoltà nel corso del suo cammino, ma scoprirà anche la bellezza della natura e della libertà, si imbatterà in personaggi poco raccomandabili ma anche in compagni sinceri che lo affiancheranno durante il suo viaggio. Ma riuscirà ad arrivare sino in fondo?


Il Cane, il Lupo e Dio è un testo che si presta a diversi livelli di interpretazione. Se ci si ferma alla superficie può apparire come un semplice raccontino, ma avventurandosi più in profondità sono molteplici gli spunti di riflessione che può offrire. Se un evento sconvolge la nostra esistenza, all’improvviso – come per il Cane è stato l’essere abbandonato – ci si può arrendere, ci si può piangere addosso, ci si può disperare ma, dopo, si deve reagire. La vita potrebbe avere ancora molto da offrire. Quello intrapreso dal Cane verso la Montagna della Luna è un viaggio fisico, arduo, in salita, che lo pone dinanzi a uno stile di vita completamente diverso da quello cui era abituato e mette a dura prova le sue forze, ma è prima di tutto un viaggio interiore e spirituale. E non è da solo. Si ritrova a seguire un gruppo di lupi “pellegrini” che lo accolgono nel loro branco: Muni, il più anziano e saggio; Kalu, il nero; Alina, bella e dal manto rossiccio; Anah, il più sobrio del gruppo. Anche loro si stanno dirigendo alla Montagna:

«Noi non seguiamo il sentiero tracciato dagli umani, ma l’Antica Via. La via senza via, quella che attraversa il cuore del bosco, l’unica che porta alla Montagna della Luna»

Il Cane inizia a “cambiare” solo dopo aver accettato il “cambiamento attorno a sé” e smette di lamentarsi per quanto ha perduto solo dopo aver scoperto quanto ancora può ricevere dalla vita. Quando era col suo padrone non si era mai posto domande che andavano oltre ciò che possedeva, non si era mai domandato cosa ci fosse fuori dalla bolla entro cui si svolgeva la sua vita.

«Muni… Cos’è?»

«Cos’è che fa brillare i colori, che fa cantare i grilli, che fa soffiare il vento? Che fa volare le stelle nel cielo?»

«Cos’è questa cosa su cui camminiamo e riposiamo, questa terra? Questo mondo che attraversiamo?»

Capisce cosa è davvero importante, scopre il rapporto con la natura, quella vera, e sente di appartenere a qualcosa più grande. Lungo il percorso impara che tutto segue un ciclo di vita e di morte.

Se il Cane non fosse stato abbandonato, forse non l’avrebbe mai sentito. Non si sarebbe reso conto di dov’era. I giorni passano, le notti corrono via come ombre e se non avvenisse un imprevisto, spesso travestito da disgrazia, non ci renderemmo mai conto della meraviglia nella quale già siamo, non ci porremmo mai la domanda più grande di tutte… «Cosa c’è oltre? E oltre, e oltre, e oltre…?»

Quello che il libro ci lascia è un profondo insegnamento. La vita vera comincia solo quando intraprendiamo un percorso alla scoperta di noi stessi e non possiamo riuscirci se ci limitiamo a vedere solo una piccola parte di mondo. Impegnati a condurre una vita frenetica, non troviamo il tempo di fermarci a riflettere sulla bellezza di ciò che ci circonda, sull’importanza dello spirito a dispetto delle cose materiali. C’è la natura sotto il cemento, c’è la vita pulsante della terra, dell’acqua e del vento.

Ci saranno sempre persone opportuniste, le incontreremo travestite da falsi amici, ma ci sono anche amici veri che ci aiuteranno lungo il nostro cammino e ci accompagneranno per una parte di esso. C’è una vita che non vedremo mai rimanendo chiusi tra le mura di una casa o fino a che terremo la nostra mente offuscata. Non tutti possono materialmente partire per un viaggio alla scoperta di se stessi, ma il viaggio può raggiungere ciascuno di noi se si apre la mente, se ci si circonda di persone che ci fanno stare bene, se facciamo ciò che ci dà realmente gioia, se si comprende che la cosa che più conta è stare bene con noi stessi.

Alcune citazioni:

«Ho imparato a non desiderare quello che non ho e ad accogliere quel che mi viene»

«Vedi quanti modi diversi di stare al mondo ci sono. Anche tu, se hai fiducia, potrai raggiungere la tua meta»

«Non è mai facile essere liberi. Ma è possibile. E anche tu, fratello, sappi che non hai bisogno di un padrone. Sii padrone di te stesso!»

«Quello di cui abbiamo bisogno lungo la Via, lo troveremo lungo la Via. Basta continuare a correre»

«Sì, c’era davvero una vita molto più vasta di quella degli umani. Stava sotto e sopra e intorno alle città. Stava dappertutto, quando uno imparava a percepirla. Rinchiusi nelle loro fortezze, gli umani riuscivano a non vederla»

«Là delle pietre sono cadute. Qua un amico è morto. In lontananza una città è crollata. Ma le montagne rimangono in piedi»

«Mentre prima, in città, era andato orgoglioso della sua gioventù, adesso il Cane vedeva la bellezza della vecchiaia, quella dei nonni. O quella degli alberi che, dopo aver attraversato mille stagioni che hanno solcato la loro corteccia di rughe, sono tanto più affascinanti di quando erano giovani e verdi»

8 Replies to ““Il Cane, il Lupo e Dio” di Folco Terzani”

  1. Adoro Tiziano Terzani e sono curioso di vedere il lavoro che è riuscito a fare il figlio. Per io resto la tua è stata una recensione veramente approfondita sul libro, una fiaba allegorica che mi ha davvero impressionato per il modo in cui ne hai parlato. Lo recupererò certamente, grazie mille per la recensione!

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    1. Grazie a te per le tue parole! Posso chiederti cosa hai letto di Terzani? Io ho iniziato con i suoi ultimi lavori (Un indovino mi disse e Un altro giro di giostra) e non ho ancora trovato il coraggio di leggere La fine è il mio inizio. Col tempo, mi piacerebbe recuperare anche altro. Ti auguro una felice domenica pomeriggio 🙂

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  2. A leggere questa bella recensione non si può non desiderare di leggere questo bel libro! Fra l’altro amo i cani, ne ho uno amorosissimo: Ugo. Penso non esista un esemplare più buono di lui! Un gigante buono si potrebbe definirlo!

    Grazie per la dritta!!!! Anche da parte di Ugo 🙂

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    1. Che gentile, grazie! L’amore per i cani ci accomuna allora 😀 in casa ne ho due, le adoro follemente. Sono delle casiniste allucinanti, di quelle che i cagnoni buoni come il tuo guardano dall’alto, con indifferenza, chiedendosi “cosa sono questi topi?”, mentre loro abbaiano come delle forsennate XD scena già successa! Ma senza di loro la casa sarebbe vuota. Un saluto al tuo Ugo e grazie per essere passata 🙂

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  3. Mi piacciono le leggende, così come i racconti che riescono a trasmettere un messaggio importante e lasciare qualcosa dentro… in molti momenti della mia vita, mi sono sentita come il cane abbandonato del libro che consigli, se mi capita di trovare questo libro lo leggerò! Ottimo spunto 🙂

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