Storia di una siciliana che incontra un nordico. Una storia vera (post ironico)

Sono siciliana, questo lo sapete. Provengo da un piccolo paesino e i miei genitori hanno sempre parlato in dialetto in casa. Anzi, per di più, quando alle medie iniziavo a capire che la lingua corrente era in realtà l’italiano e provavo a esprimermi correttamente, il mio amorevole papà diceva che “siamo siciliani, in questa casa si parla solo siciliano!”.

Dunque, con il passare degli anni sono diventata bilingue: siciliana in casa e italiana fuori casa. Peccato che, come mi sono resa conto in seguito, il mio italiano era condizionato dal dialetto più di quanto pensassi. Vivendo nel mio micro-cosmo non me ne ero mai resa conto. L’incontro con un nordico mi ha fatto vedere degli strafalcioni linguistici che per me erano italiano.

Pronti a farvi quattro risate? Andiamo!

  • Ehi, mi sto partendo da casa, arrivo tra poco! – Eh sì, vergogna! Lo so… E ancora oggi “sto partendo” mi suona malissimo!
  • Sì, metti pure gli zaini nel cofano! Mentre ci sei togli il motore e mettilo nel bagagliaio!
  • Puoi abbassare la serranda per favore? No, non stiamo parlando di un garage… ma di una comune tapparella da camera.
  • Entra lo stendino che piove e mentre ci sei esci la teglia dal forno! – Ok, questo è famoso, ma quando l’ho scoperto ci sono rimasta malissimo. “Tira fuori” …dai, che pomposo… basterebbero molte meno parole. Sarebbe così grave rendere questi simpatici verbi transitivi? Ci sono troppo affezionata, in siciliano mantengo l’usanza, con la differenza che adesso so che non è una forma corretta.
  • Sali quello scatolone in terrazza e mentre ci sei scendi il ventilatore “Porta su…/porta giù” (vedi sopra!)
  • Guarda, che carino il motore che sta guidando quel ragazzo!!! Quando ho detto questa mi ha guardato stranito… tipo “ma cosa sta succedendo…?”. No, non è un ragazzo a cavallo di un motore. In Sicilia il “motore” non è altro che un mezzo su due ruote, detto dai più “motorino, moto, ecc.”
  • Io preferisco l’uva senza ossa! Dopo questa si stava soffocando… ok, ho anche la prova: foto fatta da me al mercato, tanti anni fa. Beh, in realtà “ossa” sta per “semi” quindi in Sicilia ci sono… le ciliegie con le ossa, le pesche con le ossa, le nespole con le ossa… meglio se mi fermo.
  • Sì ok, ora poi ci andiamo! Questa non so se è un’usanza di tutti i siciliani, io l’ho sempre sentita dire ai miei familiari… “ora poi” vuol dire semplicemente “poi”, un “poi” prossimo… un po’ prima di “poi” un po’ dopo di “ora”!
  • Pronta sono”, “Vero è!”, “Io sono” – Dai questa è aulica. Anche in latino i verbi vanno messi alla fine. So che fa un po’ Yoda di Guerre stellari. Di solito, quando mi escono frasi del genere, lui mi risponde “Miiii, sono il conte DDDDraculaaaa!”
  • Se andiamo al mare, dobbiamo prendere le tovaglie! “Tovaglia” è un termine multiuso: c’è la tovaglia da tavola, la tovaglia per il mare, ci sono le tovaglie del bagno… Sta per “salvietta, telo, asciugamano” …molto più facile!
  • Caspita, sono già le 9 di sera. Stamattina mi sento un po’ stanca In siciliano “stamatina” vuol dire anche “oggi”, di conseguenza, tradotto in italiano succede un mini-disastro temporale!
  • Se farebbe più caldo, si starebbe meglio – Questa è l’unica che ovviamente conoscevo e non dovrebbe stare in questa lista. La metto come nota informativa. In siciliano si dice: “se facissi chiu caudu, si stassi megghiu”. Tradotto letteralmente, in un non corretto italiano, verrebbe: “se facesse più caldo, si stesse meglio”. Credo che in siciliano non esista il condizionale… al suo posto si usa il congiuntivo. Quindi perché non metterne in abbondanza in italiano? Da qui uno degli errori che ho sentito fare più spesso: “se farebbe più caldo, si starebbe meglio”. Questa tra le medie e i primi anni delle superiori la sbagliavo di continuo.

Modificare il modo di esprimermi nel quotidiano non è stato semplice, ma sono contenta di aver potuto scoprire questi errori e correggerli… quando parlo con dei nordici almeno.

Spero che il post di oggi vi abbia divertiti.

Vado a sotterrarmi, ciao!

24 Replies to “Storia di una siciliana che incontra un nordico. Una storia vera (post ironico)”

  1. Davvero molto spassose alcune, altre semplicemente influenzate dal dialetto, ma non lo trovo un gran problema, a meno di dover redigere un documento ufficiale di qualche tipo.

    A volte il dialetto rafforza il concetto (io sono); altre è solo anacronistico (una volta i motori erano nel vano posteriore delle auto)

    PS non sapevo fossi siciliana 😜

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  2. Wow😊😃davvero interessanti e divertenti queste espressioni, io ne conoscevo un paio, tipo quella dell’uva senza ossa, ma la maggior parte no! I dialetti comunque sono vere e proprie lingue, un arricchimento culturale che spesso è sottovalutato e poi resta secondo me! grazie per averle condivise! 🤓 nel genovese anche ci sono un sacco di particolarità, come nell’abruzzese o nel romanesco… io sono mezza abruzzese e a volte mi sorprendo ancora quando sento dire “ci sta del pane” invece di “c’è”… al genovese sono mentalmente troppo abituata x saperti elencare qualche cosa di particolare, forse il termine “pateca”, che vuol dire anguria e siamo convinti sia universale ovunque😅

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    1. Hai assolutamente ragione, anch’io penso che i dialetti siano da preservare. Si stanno un po’ perdendo in realtà. Io parlo dialetto, è vero, ma molto più italianizzato rispetto a quello che parla la generazione di mia madre o a quello di mia nonna. Molti termini vanno perdendosi ed è un peccato, anche perché molto spesso hanno un significato che racchiude molto più della traduzione che puoi farne in italiano. Pateca non l’avevo mai sentita, è un termine carino! 😁 ma capisco cosa intendi, ci sono termini  talmente radicati nella quotidianità che fai fatica ad associarli esclusivamente al dialetto. Forse è un po’ il caso di “a muzzo” per noi siciliani, che vuol dire “a caso”, anche io lo uso come se fosse universale 😅

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      1. Si sono molto importanti, fanno parte della storia di un paese e di un popolo… la lingua fornisce testimonianze storiche rilevanti secondo me😊… Così come le sue evoluzioni.. si hai ragione, il dialetto è molto cambiato, anche qui molti termini sono stati persi e sostituiti da altri più italianizzati e concordo sulla perdita di valore in caso di traduzione… ci sono termini unici❤, come pateca😆! A muzzo, forte, sì, è un’espressione che avevo sentito mi sembra! Grazie per la riflessione e il confronto! Ti auguro una buona serata😊

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  3. Il post è piacevolissimo e leggerlo un vero spasso!!! Sei davvero brava sia quando scrivi in italiano, sia quando scrivi in dialetto. Il dialetto è una lingua regionale che va salvaguardata in maniera assoluta! Lì, ci sono le origini, le radici della nostra Italia. Va bene parlare italiano per poterci capire tutti, ma guai a dimenticare la lingua dei nostri avi, perchè è da lì che noi veniamo!!!!

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    1. Sei sempre gentilissima, grazie mille ❤️ esatto, i dialetti esprimono la nostra storia e vanno assolutamente valorizzati. A questo riguardo, l’etimologia delle parole, anche dialettali, mi ha da sempre affascinato. Ad esempio, una semplice parola come “balata” (=pietra), comunissima in siciliano, deriva direttamente dall’arabo, conservando le tracce della dominazione araba in Sicilia. È incredibile

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  4. Molte cose coincidono con il dialetto foggiano. Infatti anche da noi si usano espressioni come “cofano” per bagagliaio, il congiuntivo a posto del condizionale per deformazione dialettale, “Entra” ed “esci” tipo “entra il cane” ed “esci i pomodori”. Altre credo siano peculiari del vostro territorio.

    Poi da noi si elidono le finali nelle frasi e in alcune parole, come se fossimo talmente stanchi da non far fatica persino a parlare. XD

    “Anna esci il cane che mi pare vuole uscì for?” XD

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    1. Avevo sentito che “entra” ed “esci” erano tipici anche di altre regioni, non sapevo quali però. Bellissima la frase! 😄 Sentire i modi di dire di altre regioni mi piace un sacco, che poi cambiano anche tra paesi limitrofi. Ti ringrazio per il tuo commento. E benvenuta! ❤️

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