“It”, Stephen King

Sono qui per parlarvi di un’opera immensa, mastodontica, e non solo per la mole fisica del volume in sé ma, soprattutto, per il suo contenuto, per ciò che rappresenta e continua a rappresentare, sin da quando è stata concepita.

È una lettura che mi ha accompagnato per diversi mesi dello scorso anno e che ho terminato nei primi giorni del 2022.

“It”, romanzo horror per eccellenza ma, allo stesso tempo, molto più di un horror, è stato pubblicato nel 1986. Fu un best seller già all’epoca e la sua fama continuò a crescere inarrestabile. Il suo autore, Stephen King, aveva già raggiunto la notorietà nel 1974 con “Carrie”, seguìto da due successi ancora maggiori: “Le notti di Salem” (1975) e Shining (1977).

King ha pubblicato dal 1974 sino a oggi più di ottanta opere, molte delle quali dei best seller.

Un libro che incute terrore. La prima cosa che mi viene da dire su questo libro sarà forse un’ovvietà, ma le descrizioni sono talmente vivide da permettere di visualizzare perfettamente quanto sta accadendo. La scrittura di King è così minuziosa nel rappresentare la vita a Derry da avere la sensazione di trovarsi lì, seduti accanto al narratore, a osservare lo svolgimento dei fatti da una posizione privilegiata, a seguire i personaggi nella tessitura del loro destino già segnato. Il fatto di non aver mai visto i film che ne sono stati tratti (e non ne ho nessuna intenzione) mi ha permesso di lavorare di immaginazione e di dare dei volti “miei” a ciascun personaggio.

«Stanno stretti sotto i letti sette spettri a denti stretti».

La trama è un intreccio a incastro perfetto, e, sarò ripetitiva, ma è talmente dettagliata, le descrizioni così accurate che si ha la sensazione di vederla scorrere. Ci sono due linee temporali principali, quella del 1957-58, quando avviene la morte del piccolo George Denbrough, a inizio del libro, e i protagonisti sono dei ragazzini di 10-11 anni, e quella del 1985 in cui tornano sulla scena da adulti, circa 27 anni dopo. Sono presenti poi tante digressioni temporali che servono, man mano, a spiegare e ricostruire tutti gli eventi. I particolari sono sapientemente dosati, nulla viene svelato prima del tempo stabilito dall’autore. Ci sono indizi, piccoli accenni, che diverranno chiari solo quando sarà il momento. Mi è piaciuta molto la parte finale in cui King alterna passato e presente, e si viene catapultati nell’uno, poi nell’altro, ponendo così a confronto i due diversi momenti dello scontro finale con It. Pur essendo estremamente particolareggiata, la scrittura rimane scorrevole, anche se alcune parti le ho trovate un po’ pesanti poiché molto descrittive. I punti salienti, invece, quelli in cui sta per accadere qualcosa, sono talmente frenetici che non ci si accorge di star leggendo, si è coinvolti al punto da divorare pagina dopo pagina. Il linguaggio adoperato è crudo e perfettamente adatto al tipo di storia, a volte si fa fatica a leggere alcuni passi perché eccessivamente violenti e difficili da digerire.

La caratterizzazione dei personaggi è incredibile. Viene detto così tanto su ciascuno dei protagonisti, sulla loro infanzia, sui complessi derivanti da avvenimenti del loro vissuto, da farli apparire concreti e reali. Si percepiscono le loro emozioni, ciò che provano. Mi viene in mente un passo sulla solitudine che vive uno dei personaggi (Ben) prima di entrare a far parte del gruppo; un altro in cui Bill parla di come i suoi genitori fossero cambiati dopo la morte di George, del fatto che neanche si accorgessero di lui, di come si sente. La bellezza e la potenza di questo libro risiedono nei dettagli: Michael Hanlon non è semplicemente un bibliotecario messo lì senza un motivo. Viene indagata l’origine della sua passione, quel tratto della sua vita precedente che lo porta proprio a quell’impiego.

«Ben Hanscom ignorava il significato di solitudine, perché quella era da sempre l’unica dimensione della sua vita».

«Ben adorava la biblioteca. […] Gli piaceva l’odore dei libri, un odore di spezie, che aveva del favoloso. Ogni tanto passava fra gli scaffali per gli adulti, rimirando migliaia di volumi e immaginando un mondo di vite dentro ciascuno di essi, come talvolta, camminando per la sua via nel crepuscolo affocato e affumicato di un pomeriggio di tardo ottobre, il sole ridotto a una linea di arancione cupo all’orizzonte, immaginava le vite che si svolgevano dietro tutte quelle finestre […]».

I sette protagonisti – Bill Denbrough, Eddie Kaspbrak, Ben Hanscom, Beverly Marsh, Richie Tozier, Stan Uris, Mike Hanscom – costituiscono il Club dei Perdenti proprio per contrastare It e costruiscono insieme la loro base sotterranea ai Barren. La loro è un’unione forte, un’amicizia solida e sincera.

Straordinario anche il personaggio di Pennywise, dalle mille sfaccettature, sul quale, alla fine, viene detto molto, si scopre chi è e vengono svelati i suoi segreti.

«[…] indossava quel che sembrava un costume da clown color bianco argento. […] Portava abnormi scarpe arancioni ai piedi. S’intonavano ai bottoni a pompon che aveva sul davanti del costume. In una mano stringeva un mazzo di spaghi che trattenevano un grappolo variopinto di palloncini».

Un capitolo che ho particolarmente apprezzato è quello realizzato dal punto di vista di It, grazie al quale l’autore ci permette di accedere per un istante ai suoi pensieri.

SUPER SPOILER. It è un’entità terrificante, che incarna il male e che ha scelto Derry come sua dimora privilegiata. Con un ciclo che va ripetendosi dall’alba dei tempi, It fa ritorno ogni 27 anni per nutrirsi delle paure dei suoi abitanti e, in particolare, dei bambini, assumendo l’aspetto di ciò che più li spaventa. Il pagliaccio è solo una delle forme di It, con la quale è solito avvicinare le sue piccole vittime, ma la sua vera forma non è classificabile con nulla di conosciuto. In molti casi si assisterà all’indifferenza da parte degli abitanti di Derry, in diverse scene si voltano semplicemente dall’altra parte, fingendo di non vedere, motivo per cui anche Derry è associata al male, come se ne fosse perfetta espressione e dimora. FINE SPOILER

«Può un’intera città essere posseduta?»

«It», annuì Mike. «Se dobbiamo trovargli un nome, tanto vale chiamarlo come abbiamo fatto in passato. Vedete, ho cominciato a pensare che It è insediato qui da così tanto tempo che, qualunque cosa sia, è ormai diventato parte di Derry […]».

I temi indirettamente trattati nel corso della narrazione sono innumerevoli: l’omofobia, il razzismo, il bullismo, la violenza sulle donne, la perdita, la magia dell’essere bambini che va scomparendo con l’età adulta, l’amicizia, l’amore, per citarne solo alcuni. La forza della scrittura di King sta anche in questo, nel far sentire la voce degli esclusi, nella descrizione di ciò che provano. E non solo a livello teorico, sono i fatti a parlare e le scene in cui avviene lo scontro con i propri aguzzini: l’odio per i gay, il disprezzo per i “negri” da parte della famiglia Bower, la sottomissione di Beverly prima al padre e poi al marito trovano espressione in alcune scene molto forti, che rendono appieno l’idea della sofferenza che ne deriva.

Sono felice di aver letto finalmente It, credo che questo libro mi abbia lasciato tanto. Spero di avergli reso almeno in parte giustizia.

Voi lo avete letto? Un altro di King che vorrei leggere è L’acchiappasogni, che a quanto pare è sempre ambientato a Derry. Intuirete il perché io voglia leggere proprio questo titolo. Alla prossima!

17 Replies to ““It”, Stephen King”

      1. Anche secondo me, 😉: King di nome e di fatto… i suoi romanzi (almeno quelli horror) sono davvero spaventosi (senza dimenticare anche Edgar Allan Poe, 😉) e vanno presi a piccole dosi se non si è abituati a questo genere di letteratura. Se non mi limitassi e centellinassi le mie letture, di qualsiasi genere, divorerei tantissimi libri nel giro di poco tempo, 😄. Se vuoi rimanere sullo stesso autore, ma vuoi evitare il genere horror, ti posso consigliare un libro che ho letto che non fa parte di questo genere e che, personalmente, a me è piaciuti tantissimo: “Il miglio verde”. 🙂

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  1. Non amo l’horror, quindi , anche se riconosco che scrive benissimo, Stephen King non rientra fra i miei autori preferiti. ” It ” mi ha davvero angosciato, è grazie a quel libro, che non posso più vedere senza provare un brivido, il viso sorridente ( o il ghigno ) dei pagliacci!!!! Però la tua recensione è davvero fantastica!!!! E’ un gran piacere averti riletto 🙂

    Piace a 1 persona

  2. Non è per nulla semplice parlare di un’opera così complessa e piena come It. Hai fatto certamente un ottimo lavoro e mi hai fatto ripensare a quanto profonda e intelligente fosse. Purtroppo i film e la serie televisiva hanno “semplificato” questi concetti e spero in un futuro lontano di vedere una trasposizione veramente dignitosa (anche se ammetto di aver apprezzato IT capitolo 1).

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    1. Io e gli horror purtroppo non andiamo d’accordo. Riesco a leggerli, anche se It è stato molto impegnativo perché lascia un forte senso di inquietudine. In altre circostanze, visto quanto mi è piaciuto il libro, avrei recuperato immediatamente tutte le trasposizioni che ne sono state fatte. Pazienza, mi accontento comunque. Grazie per essere passato 😊

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