La trilogia di Bartimeus, di Jonathan Stroud

La mia ultima lettura del 2021 è stata la trilogia di Bartimeus di Jonathan Stroud, libri che avevo in lista desideri da molto ma che ho rimandato di acquistare di anno in anno sperando in una ristampa o in una nuova edizione. Sono quasi introvabili.

Mi sono armata di pazienza e li ho cercati su eBay, usati, riuscendo pian piano a recuperarli tutti, in condizioni più che buone. Il più difficile da reperire è stato il prequel alla trilogia, vale a dire “L’anello di Salomone”, che ho attualmente in lettura. Mi piacerebbe vederne un film un giorno, chissà.

Jonathan Stroud è uno scrittore britannico e i suoi libri sono principalmente indirizzati a un pubblico giovane (ma godibili a qualsiasi età, posso confermare). La tetralogia di Bartimeus è tra le sue opere più famose.

La storia è ambientata a Londra, una Londra alternativa, in cui il potere è in mano ai maghi, i quali basano la propria forza sulla convocazione di demoni (come Bartimeus, appunto), che sono obbligati a ubbidire e sono vincolati nel loro mondo sino a che i loro padroni lo desiderino. Il tutto a patto che non facciano alcun errore durante la fase di convocazione (errori nella pronuncia delle formule, nel tracciare il pentacolo, nel dare un comando che possa essere frainteso). Il demone, altrimenti, potrebbe rivoltarglisi contro. Più è potente il mago in questione, più potente potrà essere il demone al suo servizio. Il luogo da cui i demoni vengono prelevati è l’Altro Luogo. Assieme ai maghi troviamo il popolo di non maghi, i “comuni”, che vivono sotto la loro potestà. I comuni sono quelli che svolgono i lavori più umili, che devono sottostare alle regole stabilite dai maghi.

Il mondo ideato da Stroud è ben congegnato e le avventure che i personaggi affrontano nei vari libri sono coinvolgenti. In linea generale il testo è molto scorrevole (non riuscivo a smettere di leggere), forse nel secondo volume ho riscontrato alcune parti un po’ sottotono ma nel complesso l’intera trilogia è stata un’ottima lettura.

Protagonista indiscusso è Bartimeus, un jinn di quarto livello che ha più di cinquemila anni. L’originalità della narrazione risiede anche nel modo in cui Bartimeus interagisce e si rivolge al lettore, tramite note a piè di pagina, attraverso le quali fornisce simpatiche informazioni aggiuntive, forse un tantino di parte. Non si tratta di semplici note descrittive ma di interventi irriverenti e spiritosi, che contribuiscono a rendere la narrazione frizzante e divertente.

Il jinn, in italiano spesso tradotto con il termine “genio”, è una figura sovrannaturale del mondo arabo, citata anche nel Corano, prevalentemente malvagia, anche se non mancano esempi di jinn benevoli. Uno dei jinn più noti è il Genio del film d’animazione disneyano Aladdin.

Tornando alla trilogia, il primo libro, “L’amuleto di Samarcanda”, si apre con la convocazione di Bartimeus da parte di un ragazzino di dodici anni, Nathaniel, futuro mago e altro personaggio chiave della saga. Il libro è giocato sul suo rapporto con il jinn, sul contrasto tra ciò che è giusto e ciò che la società si aspetta, con le regole del mondo in cui vive, dove ai maghi viene inculcato sin da piccoli come comportarsi. Ne “L’occhio del Golem” si introduce meglio la storia di Kitty, una ragazzina qualunque, priva di poteri ma con una particolare dote, che non rivelo. È un libro più statico, più introspettivo, che serve a preparare i fatti che si svolgeranno nel libro conclusivo della saga, “La porta di Tolomeo”, in cui tutti i tasselli andranno al loro posto.La narrazione è costruita con i punti di vista di Bartimeus e Nathaniel nel primo libro, con l’aggiunta di quello di Kitty nel secondo e nel terzo.

Impossibile non amare il personaggio di Bartimeus, che ho trovato per certi versi più umano di tutti i maghi presenti nella storia. I personaggi evolvono, è vero, ma non si tratta di una trasformazione che stravolge la loro natura. Avrei forse preferito ci fossero più momenti di confidenze e di interazione e apertura reciproca.

Non dico nulla sul modo in cui si è conclusa la trilogia, può piacere oppure no. La cosa che non ho gradito molto è che non si ha nemmeno il tempo di rendersene conto e si è giunti alla fine, così, un po’ troppo all’improvviso, un taglio netto. Forse è questo a lasciare l’amaro in bocca, non si ha il tempo né il modo di salutare come si deve dei personaggi ai quali ci si è in qualche modo affezionati.

Lettura che agli appassionati del genere consiglio assolutamente.

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